THE WORDS THAT FAILED
Italo Calvino on Che, October 1967

Translation and picture by El Aïd El Othmani Nabil.

Whatever I have tried to write to express my admiration for Ernesto Che Guevara for how he lived and how he died, it all seemed out of tone. I feel his smile that beams back at me, full of irony and commiseration. Here I am, sitting in my studio, amongst my books, in the feint peace and prosperity of Europe, dedicating a brief interval of my work to writing, without any risk, about a man who has willingly assumed all the risks, who hasn't accepted the fiction of a temporary peace, a man who asked of himself and of others the maximum spirit of sacrifice, convinced as he was, that every sacrifice spared today would be paid for tomorrow with an even greater sum of sacrifices.

Guevara recalls for us the absolute gravity of everything that regarded the revolution and the future of the world, a radically critical view of every act whose purpose was to put in place our consciences. In that sense he will stay at the center of our discussion and our thoughts, as much alive yesterday, as today when dead.

It is a presence that doesn't ask of us any superficial consensus nor formal tribute; that would be equivalent to misunderstanding, minimizing the extreme rigor of his lesson. The "line of the Che" demands much of men, it demands much whether as a method of struggle or as a perspective of the society that was to be born out of this struggle. In front of so much coherence and courage in carrying to the ultimate consequences an idea and a life, let us ourselves be modest and sincere, conscious of what the "line of the Che" means--a radical transformation not only of society but above all that of "human nature", beginning with ourselves--and aware of what separates us from putting it into practice.

The discussion of Guevara with all those who approached him, the long discussion of his brief life (discussion-action, discussion without ever abandoning the rifle), will not be interrupted by his death, it will continue to flow. Even for an occasional and unknown interlocutor (that could have been me, in a group of invitees, an afternoon of 1964, at his Ministry of Industry office) meeting him couldn't remain a marginal episode. The discussions that count, are those that continue albeit silently in thought.

In my mind, the discussion with Che has continued for all these years, and the more time passed, the more he has been right.

Even today, dying while putting in motion a never ending struggle, he continues, always, to be right.

*This text of Italo Calvino was written on 15 October 1967 in Paris, the day of his 44th birthday. It was first published in Spanish in 1968 on the Cuban magazine 'Casa de las Americas'. The original Italian version was published in Italy 30 years after, in 1998 on the number 1 issue of the magazine "Che" of the Che Guevara Italian Foundation.


QUALSIASI COSA CERCHI DI SCRIVERE
di ITALO CALVINO* [link to original online version]

Qualsiasi cosa cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara, per come visse e per come morì, mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d'ironia e di commiserazione. Io sono qui, seduto nel mio studio, tra i miei libri, nella finta pace e finta prosperità dell'Europa, dedico un breve intervallo del mio lavoro a scrivere, senza alcun rischio, d'un uomo che ha voluto assumersi tutti i rischi, che non ha accettato la finzione d'una pace provvisoria, un uomo che chiedeva a sè e agli altri il massimo spirito di sacrificio, convinto che ogni risparmio di sacrifici oggi si pagherà domani con una somma di sacrifici ancor maggiori,

Guevara è per noi questo richiamo alla gravità assoluta di tutto ciò che riguarda la rivoluzione e l'avvenire del mondo, questa critica radicale a ogni gesto che serva soltanto a mettere a posto le nostre coscienze. In questo senso egli resterà al centro delle nostre discussioni e dei nostri pensieri, così ieri da vivo come oggi da morto. E' una presenza che non chiede a noi né consensi superficiali né atti di omaggio formali; essi equivarrebbero a misconoscere, a minimizzare l'estremo rigore della sua lezione. La "linea del Che" esige molto dagli uomini; esige molto sia come metodo di lotta sia come prospettiva della società che deve nascere dalla lotta. Di fronte a tanta coerenza e coraggio nel portare alle ultime conseguenze un pensiero e una vita, mostriamoci innanzitutto modesti e sinceri, coscienti di quello che la "linea del Che" vuol dire -una trasformazione radicale non solo della società ma della "natura umana", a cominciare da noi stessi- e coscienti di che cosa ci separa dal metterla in pratica.

La discussione di Guevara con tutti quelli che lo avvicinarono, la lunga discussione che per la sua non lunga vita (discussione-azione, discussione senz'abbandonare mai il fucile), non sarà interrotta dalla morte, continuerà ad allagarsi. Anche per un interlocutore occasionale e sconosciuto (come potevo esser io, in un gruppo d'invitati, un pomeriggio del 1964, nel suo ufficio del Ministero dell'Industria) il suo incontro non poteva restare un episodio marginale. Le discussioni che contano sono quelle che che continuano poi silenziosamente, nel pensiero. Nella mia mente la discussione col Che è continuata per tutti questi anni, e più il tempo passava più lui aveva ragione.

Anche adesso, morendo nel mettere in moto una lotta che non si fermerà, egli continua ad avere sempre ragione.

ottobre 1967

*Che Guevara fu ucciso in Bolivia il 9 ottobre 1967, e il suddetto testo di Italo Calvino fu scritto il 15 ottobre 1967 a Parigi (dove da alcuni mesi abitava con la moglie argentina: era il giorno del suo 44° compleanno). Esso fu pubblicato in spagnolo nel gennaio 1968 sulla rivista cubana "Casa de las Americas" (in un numero speciale tutto dedicato al "Che"). Invece il testo originale integrale italiano fu pubblicato in Italia solamente 30 anni dopo, nel 1998, sul numero 1 della rivista "Che" della Fondazione Italiana Ernesto Guevara presieduta da Roberto Massari (con sede ad Aquapendente, nel Lazio)

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