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INTERVISTA A WILLIAM WEAVER

  ("Intervista a William Weaver" in Italian Quarterly, 1996 (Summer- Fall) n. 129-130)

Mentre mi recavo all'appuntamento con William Weaver le cose che più mi colpirono furono le indicazioni per arrivare a casa sua, Monte S. Savino, ridente paesino degli Appennini toscani. I punti di riferimento che mi erano stati offerti non erano delle semplici e comuni indicazioni del tipo: "via Pinco Pallino 10", ma facevano parte dell'ambiente naturale di chi vive avulso dal mondo. Questi oggetti "naturali" si perdevano, è proprio il caso di dire, nella folta campagna aretina. Pensavo di trovarmi all'interno di un romanzo di Calvino. Dopo aver svoltato a destra avrei dovuto incontrare del cemento dimezzato con l'indicazione K199, un bosco dall'aria rampante, un cancello inesistente, il più "sgangherato di tutti" ribadì più volte il Sig. Weaver, un casolare abbandonato, un sentiero logicamente sterrato senza via e numero.  Facile da trovare no? Dopo 45 minuti di affannosa ricerca, decisi di chiedere a qualcuno, ma a chi? Il paese sembrava deserto, neanche gli animali si attentavano ad uscire di casa, il caldo era davvero insopportabile. Finalmente giunsi davanti ad un albergo nascosto nel bosco e fu allora che decisi di telefonargli confessando che non avevo visto nessun cancello sgangherato, nessuna strada sterrata, nessun K119. Ahimè mi ero persa nella fitta selva oscura ed aspettavo impaziente l'arrivo della mia guida.

               Confesso che il Sig. Weaver si fece subito perdonare offrendomi del Te freddo e dei pasticcini serviti su un delizioso vassoio di legno in stile giapponese.  La sua casa era bellissima, piena di libri e raccolte di dischi, si respirava cultura da tutti i pori, dalla finestra del salotto si poteva scorgere un panorama di quelli che tolgono il respiro, tra uliveti e campi coltivati a graminacee. Il pomeriggio passò molto piacevolmente, ascoltando le avventure di un traduttore intellettualmente agile come lo era sugli alberi il barone rampante fantasticato da Calvino.


1) Quando ha iniziato la sua carriera di traduttore? Che tipo di studi ha fatto in America per prepararsi a questa professione?

 

               Non mi sono preparato affatto per fare il traduttore e non avevo nessuna intenzione di intraprendere questa professione. Le prime traduzioni le ho fatte durante la guerra a Napoli quando avevo vent'anni per imparare la lingua e per conoscere la letteratura. Ho così tradotto Quasimodo, Montale, Ungaretti, poi tanti altri scrittori indicati dai miei amici napoletani. A quell'epoca era più semplice tradurre, non vi era molta concorrenza perchè traduzioni di questi artisti erano inesistenti.  Facevo queste traduzioni con l'aiuto di questi miei amici dato che non avevo un vocabolario Italiano-Inglese; tuttavia ne possedevo due di altre lingue: uno Italiano-tedesco e un altro tedesco-inglese, quindi saltavo da una lingua ad un' altra con risultati che si possono immaginare...

               Alcuni anni dopo alcune di queste traduzioni furono pubblicate in America su qualche rivista letteraria. Adesso mi verrebbero i capelli bianchi al pensiero di queste traduzioni che sono senz'altro tremende... ma a quell' epoca erano le prime. Il primo libro che ho tradotto è stato del mio amico La Capria, Un giorno di impazienza e ancora oggi non ho il coraggio di riguardarla perché ancora non capivo bene come si facesse una traduzione, pensavo fosse una cosa abbastanza meccanica, si prendeva una parola e la si metteva al posto di un' altra, e poi pian piano ho tradotto altri autori e ho capito come bisognava fare o meglio, come avrei dovuto fare....

 

2)Sembra che la sua carriera sia iniziata così per caso...

 

Beh sì, io avevo tutt'altra idea in mente, volevo fare lo scrittore. A quel tempo avevo infatti scritto tre romanzi, ne scrivevo, per la verità, moltissimi ma mentre scrivevo mi dilettavo con le traduzioni. Un po' per far piacere a degli amici, un po' per divertirmi e un po' per soldi, anzi un po' molto per soldi! Ma non è che un giorno ho deciso di fare il traduttore, mi sono semplicemente trovato a farlo...

 

3) Lei ha tradotto oltre a Calvino, opere di altri noti autori italiani come Gadda, Pavese, Vittorini, Eco, ecc. Come le è nata la passione per la letteratura italiana del '900, in particolare per quella neorealistica?

 

Il motivo per questo interesse è dovuto al fatto che la maggior parte degli scrittori che ho tradotto erano miei amici, l'unico che ho tradotto che è morto è Pirandello. Non so se mi sarebbe interessato tradurre autori morti, forse se fossi rimasto in America l'avrei fatto, ma non so se mi avrebbe entusiasmato svolgere questa professione senza il contatto diretto con l'autore che è senza dubbio la parte più stimolante del mio lavoro.

 

4) In generale, come ci si prepara per una traduzione? Secondo lei è fondamentale conoscere a fondo la poetica dell'autore per compiere un buon lavoro?

 

Di solito ho già letto il libro quando mi propongono di tradurlo, quindi lo rileggo. Conoscere la poetica è importante così come conoscere gli interessi ed il lessico degli autori. Ad esempio, ho tradotto un libro di Primo Levi La chiave a Stella, pieno di termini di meccanica, tecnica ed ingegneria di cui sono molto ignorante. Ho dovuto consultare molte persone, tra cui mio nipote che, oltre alla professione di fisico nucleare, ha l'hobby della meccanica. Mi ha aiutato molto per la comprensione di alcuni termini; poi ho chiesto aiuto ad un ingegnere di Torino che era stato in America e che quindi conosceva molti corrispettivi inglesi alla terminologia di Levi.  Nel tradurre La donna della domenica, pieno di termini polizieschi, invece, mi sono fatto aiutare da un impiegato della questura di Firenze che aveva fatto un corso in Inghilterra e conosceva tutti i gradi e gli equivalenti di commissario, brigadiere ecc.

Per un altro libro di Levi Se non ora quando mi sono fatto aiutare dall'addetto militare dell'ambasciata americana, altre volte ho consultato medici, addirittura una volta mi sono avvalso dell'aiuto di un rabbino. Ho anche una amica suora quando ce n'è bisogno..

 

5) Alcuni linguisti come Jakobson, Steiner, Fedorov pensano che la traduzione sia un operazione scientifica, altri letteraria; lei da che parte sta?

 

Per me la traduzione è un' operazione letteraria, creativa, è una questione di sensibilità, uno può conoscere tutte le teorie del mondo, ma quando ci si trova davanti ad una frase di Pirandello non è la teoria che ti aiuterà a tradurla ma saranno le letture dei suoi libri ad insegnarti qualcosa dello stile, del tono e della personalità dell' autore. 

 

6) Qual è secondo lei l'aspetto più importante da tenere presente nelle traduzioni?, Newmark ad esempio, pensava che la cosa principale fosse trasmettere messaggi anche a scapito della forma.

 

Quando insegno a Princeton tengo dei workshops di traduzione letteraria e cerco di far capire ai miei alunni che non bisogna tradurre meccanicamente una parola sostituendola ad una altra, ma bisogna anche capire l'ideologia che si nasconde dietro ad essa. Non bisogna tradurre correttamente tavola con table o desk in maniera così precisa. Quello che provo a far capire ai ragazzi è che l'italiano non è come il tedesco nella quale ad ogni parola corrisponde un dato vocabolo, ma cerco di insegnare loro che l'autore possa aver utilizzato una certa parola per voler dire invece qualche cosa d' altro.

 

7)  Ha ricevuto premi e riconoscimenti per le sue traduzioni? Ho letto in Calvino Revisited di Franco Ricci che ha vinto il National Award per la traduzione delle Cosmicomiche: in che anno è avvenuto?

 

Non mi ricordo esattamente dato che questo è stato il primo libro di Calvino che ho tradotto, ma penso nel 1966 o '67.

 

8) Qual'è stata la difficoltà maggiore nel tradurre Le Cosmicomiche? Apparentemente sembra siano la punteggiatura, le espressioni popolari ed il lessico ad averle creato gli ostacoli maggiori.

 

Beh sì...la punteggiatura è molto difficile, ma non è una difficoltà solo di quel libro specifico. L'italiano sopporta delle frasi lunghe anche per l'esistenza del genere maschile-femminile, ad esempio se tu dici 'tavola' e dopo una frase lunghissima aggiungi 'bella', il lettore italiano capisce che 'bella' si riferisce a 'tavola'. In inglese questo non si può fare e allora si inseriscono più pause aggiungendo accorgimenti come but, and, for, che legano le frasi, questo avviene istintivamente e non meccanicamente. La grande difficoltà di questo libro è stata per la mancanza, da parte mia, di un retroterra scientifico. Calvino aveva entrambi i genitori scienziati, mio padre invece era editore e sia io che lui non capiamo niente di questi discorsi, non so neanche svitare una lampadina, mentre già ad otto anni facevo le parole crociate.

 

9)Calvino è mai intervenuto nel suo lavoro, si ricorda un episodio particolare? Ho anche letto dello stretto rapporto che aveva con Calvino: le ha mai imposto un certo tipo di traduzione, le lasciava molta libertà di movimento?

 

All'inizio ero io che gli sottoponevo i problemi più urgenti, a volte i suoi suggerimenti erano davvero ottimi, ma a volte...no non funzionavano proprio. Tra i due sicuramente ero io a conoscere l'inglese meglio di lui e quindi potevo meglio capire quando qualcosa non funzionava in inglese. A volte lui interveniva sulla parte italiana e cambiava la costruzione in modo che risultasse meglio la versione inglese. In generale discutevamo tranquillamente sulle varie soluzioni da adottare. Calvino non si adirava mai...almeno non con me.

Quando morì lessi sul giornale che la cerimonia funebre si sarebbe svolta in forma privata solo con la famiglia e gli amici più intimi. Anche se ci frequentavamo da circa vent'anni non mi consideravo un amico intimo e quando in seguito parlai con la moglie lei mi disse che al funerale c'era gente che lo conosceva molto meno di me come Malerba e Gore Vidal; poi aggiunse che Calvino non aveva mai avuto amici intimi, era un uomo che teneva tutto dentro la sua testa, comprese le amicizie.   

 

10) Qual'è stato in assoluto il libro più difficile da tradurre e perché?

 

Tutti i libri sono difficili, ma quelli che reputo tali sono il "pasticciaccio" di Gadda, Le Città Invisibili di Calvino ed Il pendolo di Foucault di Eco. Il primo è proprio difficile da capire, mentre le Città sono quelle che mi hanno dato più soddisfazione ed in generale la mia traduzione più riuscita. Anche il libro di Eco fu molto difficile da tradurre: ricordo che da quando Eco mi ha dato il print-out a quando ho finito di tradurlo è passato circa un anno e qualche mese.

 

11) Ha mai analizzato le traduzioni di Colquhoun da vicino?  Ho notato che nella traduzione del 1957 del Sentiero ci sono parecchie omissioni importanti, che non risultano nella seconda edizione del 1964. Sembra quasi che Colquhuon anticipi i tagli di Calvino, cosa ne pensa?

Ha mai omesso parti del discorso nelle sue traduzioni?

 

Questo probabilmente accade perché è lo stesso autore o editore ad intervenire. A volte succede che al traduttore vengano imposte delle variazioni, so tra l'altro che Colquhoun e Calvino si conoscevano, quindi è possibile che abbiano parlato di possibili cambiamenti. Questo è successo anche a me nel tradurre il libro di Eco, infatti l'originale in alcuni punti non corrisponde alla traduzione.  Vi è un episodio molto divertente nel Pendolo di Foucault che dimostra tutto ciò. In una scena dove due personaggi accidentalmente prendono sotto un cane, tutta la cittadinanza si infuria contro i colpevoli e vogliono pestarli, soprattutto vi è una signora che è particolarmente furiosa.  Quando però scopre che uno dei due fa l' editore, la signora cambia subito atteggiamento e cerca di parlargli delle poesie che scrive. Ad un certo punto afferma che il suo autore preferito è Marino Moretti, questo è il punto che diverge dalla versione italiana. In inglese non avrebbe avuto senso tradurre così perché nessuno conosce Moretti, allora d'accordo con l'autore abbiamo tradotto con " ho letto tutti i libri di Kahlil Gibran". 

 

12) A cosa imputa i 10 anni trascorsi tra la pubblicazione del Sentiero e la sua traduzione?

 

Calvino in America è stato sempre considerato un autore d'élite, difficile da vendere. Le editorie in America, all'epoca delle Cosmicomiche, non avevano un grande interesse per le novità italiane. Calvino era già stato tradotto da Archibald e penso che avesse già avuto delle ottime recensioni, ma non era ancora arrivato al successo di massa. Alcuni autori che in Italia hanno avuto un certo successo non sono stati tradotti, vedi Fenoglio e che non vengono tradotti perché non hanno ragione di essere tradotti dalle editorie anglo-americane.

 

13) Chi legge Calvino in America? Pensa che sia abbastanza conosciuto dal pubblico? 

 

Gore Vidal prende tutto il merito di aver introdotto Calvino in America, ma io ricordo altri autori come John Updike, Demara, Woodhouse ad esempio hanno contribuito alla sua popolarità. I libri che ho tradotto dal '66 in poi hanno avuto una vendita abbastanza stabile, un numero costante di copie nell'edizione rilegata e più numerosa nell'edizione paperback. Calvino oggi è molto studiato e popolare in America, senza essere stato mai un best-seller come Eco o Lampedusa. L'editore di Calvino Harcourt saggiamente mantiene sempre i suoi libri in catalogo.

 

 

14) Leggendo Calvino viene spontaneo chiedersi come venga mantenuta nella traduzione la dimensione fiabesca, dovendo fare a meno degli alterati come casone, canzonaccia ecc.

 

Si cerca il più possibile di mantenere questa dimensione utilizzando i corrispettivi in inglese, ma nella maggior parte dei casi non esistono corrispettivi agli alterati italiani. Ma alla fine quello che importa è creare un libro che si possa leggere con lo stesso grado di difficoltà dell'originale. Se per trovare la parola precisa bisogna rovinare il tono della frase, allora è meglio sbagliare completamente traduzione e non rovinare l'effetto voluto dall'autore.

Ad esempio mi è capitato anni fa di dover leggere la traduzione italiana degli anni Trenta di Via col Vento, una pessima traduzione. Povero traduttore non aveva potuto parlare con l'autore e magari non aveva nessun vocabolario disponibile. Vi è una scena dove Rossella guarda con disprezzo della gente povera, bianca, e parlando dice : "questa gente non si lava, sono sporchi e mangiano opossum..." il traduttore, poveretto, non conoscendo questo animale, l'opossum, che vive prevalentemente in sud-america e America del nord, ha tradotto con l'equivalente latino. Anziché prendere come esempio le frattaglie ha invece tradotto così:  "Sono sporchi, non si lavano e mangiano didelphis virginiana...che equivale ad una cosa tipo caviale!!  In questa maniera ha rovinato l'effetto voluto dall'autore creandone uno completamente opposto.

 

15) Come si traducono le parole balilla, fascio, carabinieri, panettone, tagliatelle, gettoni, osterie, mutua, ecc.? I libri di teoria della traduzione suggeriscono di utilizzare termini più generici; fa così anche lei? B. Russell pensava che per conoscere una cosa bisognasse avere avuto un contatto diretto con essa, cosa ne pensa?

 

La cosa più difficile è tradurre certe parole che richiamano alla cultura di quel paese nel quale si traduce. Quando ero piccolo la parola 'pasta' voleva dire esclusivamente 'makkaroni', (scritto anche male tra l'altro), che comprendeva le tagliatelle e gli spaghetti. Adesso invece gli americani sanno riconoscere le penne, i fusilli; Prima sì e no si poteva dire Chianti mentre adesso anche Barbera viene riconosciuto come vino.

Mi è capitato di avere dei problemi nel tradurre le parole dell'epoca fascista, come Balilla.  Penso di avere tradotto quest'ultima con "Young fascist" o "fascist boys". In generale cerco di evitare le note che spiegano ai lettori il significato di quella parola. Ma non sempre vi riesco, con Gadda e la Morante che le mettevano, ho dovuto rispettarle e quindi tradurle.  Tradurre  la frase: "ho fatto tredici" alla lettera non ha senso. In inglese si può tradurre con  un equivalente: I won the lottery! Questo aspetto è senza dubbio il più difficile da tradurre e i libri di teoria servono in questi casi a ben poco...

 

16): Ho notato che in Se una notte lei ha tradotto maiolica con Porcelain, tipico esempio di una over-translation

 

Beh, in inglese majolica significa un altra cosa, implica un qualcosa di storico, ma non esiste questo termine per spiegare le piastrelle; non ha senso per un americano.

 

17) Ha mai avuto difficoltà nel tradurre il genere maschile/femminile?  

 

Ci sono chiaramente dei problemi in questo settore delle traduzioni. Proprio oggi ho cercato di tradurre una frase che diceva 'lettori e lettrici' e a questo ci sono moltissime soluzioni.  Altro esempio può essere il femminile e maschile di molti sostantivi, tipo cugine e cugini, traducibili con cousin o cousin of both sexes, se si vuol dare il senso di molte persone. Il caso più terribile, mi ricordo fu quello di Lettore e Lettrice in Se una notte. Mi ricordo che ho sofferto tantissimo per cercare una soluzione a questo problema. Mi venne in mente di poterli tradurre con Reader e Other Reader specificando subito che l'ultimo termine si riferiva ad una donna. Optai per questa soluzione perchè mi sembrava una cosa un po' buffa, infatti Calvino era molto contento.

Prendiamo la frase: ho 5 figli, potremmo tradurre I have five sons, ma questo escluderebbe le femmine, e se dicessi children, i figli sembrerebbero troppo piccoli.  Questi problemi esistono, ma per risolverli non dobbiamo sopprimere tutta la nazionalità del libro. Infatti se qualcuno dice una cosa molto italiana e non c'è un equivalente, la lascio nell'originale. 

 

18) Mi ricordo l'espressione delle Cosmicomiche "spiccicar parola" da lei tradotto con: "utter a word"

 

In inglese utter non è poi così formale come sembra, viene spesso usato anche con tono ironico.

 

19) Tenendo presente l'argomento "connotazione", parliamo dei titoli di alcuni libri come Marcovaldo e Palomar, e ci spieghi la traduzione di quest'ultimo con Mr. Palomar.

 

Palomar è diventato Mr. Palomar per espresso volere dell'autore, per volerlo distinguere dal monte Palomar in California. Sarebbe come intitolare un libro Bergamo o Roccamare, bisogna specificare che si tratta di un uomo.

 

20) In generale come si è comportato con i nomi propri? Mi viene in mente Signorina Pensotti ( Cosm.) che non è stata tradotta con Miss. perché? Stessa cosa accade con le vie, i pesi e le misure. ( Via dei mulini con Mill street, ). In Palomar ad esempio i chili si trasformano in pound e i cm in inch; mentre in Se una notte i chili rimangono chili...

 

Pensotti è talmente italiano come nome che ho pensato di lasciare anche signorina, mentre ho scelto Madame accanto al nome della signora Miyagi perchè in inglese lo si usa spesso per indicare persone straniere. Per questo racconto in particolare mi sono preparato molto sui libri di Tanizaki leggendo tutte le traduzioni italiane. Ho notato come nelle traduzioni italiane si sia usato Madame.

Per quanto riguarda i nomi delle strade, di solito non le traduco e le lascio nell'originale, ad esempio non tradurrei mai via Nazionale con National Street. La stessa soluzione adotto per le misure, non ricordo esattamente i motivi di perchè ho variato queste misure, dato che ho tradotto questi libri tanti anni fa, ma in generale non traduco mai i chili e i cm. Vi sono dei casi nei quali avviene la conversione perché al lettore americano suonerebbe strano dire " go and buy a kilogram of sugar ", sembrerebbe alquanto esotico, allora opterei per " go and buy a box" o "pound of sugar ". Sarebbe molto strana la traduzione di " le sue labbra erano un centimetro dalle mie" con " her lips were a centimeter from mine ".  Potrebbe diventare una scena molto ironica perché sembrerebbe che uno stia lì a misurare con il metro.  Tutto dipende dalla situazione e dal contesto nel quale si trova una espressione, in generale davanti ad una situazione molto italiana la lascio nell'originale.

  

21) Lei sarà sicuramente al corrente delle critiche rivolte a Calvino riguardo ad atteggiamenti maschilisti? È d'accordo?

 

Veramente non ci avevo mai pensato... non penso che neanche gli uomini siano ritratti molto meglio. Calvino era una persona molto distaccata da tutto ed era una persona molto fredda verso le persone in generale, comprese le donne. Certo, non mi viene in mente nei suoi romanzi una figura meravigliosa di donna, ma neanche quella di un uomo. 

 

22) Ha mai pensato che le traduzioni possano in qualche caso amplificare certi aspetti, in particolare questo? L'esempio più lampante credo sia la sua traduzione di Lettrice con Other Reader.

 

Non si può scrivere un romanzo dove ci sia un female ed un male reader, scusi ma sembrerebbe proprio un trattato di sessuologia, la mia soluzione è una traduzione letteraria, non ha nessun senso maschilista, esistono in effetti tra i due personaggi alcune differenze ma questo è molto calviniano.

 

23) Non pensa che questo termine denoti una concezione inferiore della donna? 

 

Il significato di Other non ha nessuna connotazione particolare, siccome non trovavo di meglio l'ho adottata. È una soluzione nata dalla disperazione, avevo veramente anche pensato di chiamarlo Reader 1 e 2; ma questo sí che è offensivo per la figura femminile. All'inizio questi due lettori sono due lettori asessuati, cioè possono sembrare due uomini e donne, anzi penso che Other Reader eviti di sottolineare e rimarcare questa differenza.

 

 

24) Sono sicura che se la traduzione fosse stata fatta da una donna questa soluzione non sarebbe mai stata adottata. Ha mai pensato a questo?

Leggendo i testi di Jesperson studioso di "sex and language" ho notato che nelle traduzioni da lei effettuate certi aspetti tipicamente femminili vengono maggiormente evidenziati, es. frasi spezzate e l'uso spropositato di pronomi. Non pensa che si possa parlare di discriminazione linguistica?

 

Se tutto questo è avvenuto, l'ho fatto inconsapevolmente il fatto è che traducendo il dialogo, oltre ad essere precisi, si devono differenziare i due sessi, e quindi a volte è capitato che per fare questo io abbia adottato soluzioni che differenziano il testo italiano da quello inglese.  Questo mi è capitato molto meno con Calvino, ma spesso con Fruttero Lucentini. Nei suoi romanzi il dialogo in inglese può sembrare totalmente diverso dall'originale, a volte un no, risulta un sì e  viceversa.

 

25) Mi parli dell'aspetto verbale nella traduzione: avendo l'inglese solo due tempi passati, mentre l'italiano ne conosce molti di più, che difficoltà ha incontrato?

 

Ah i verbi in italiano sono tremendi, vi sono anche degli autori che non facilitano certo questo compito, anzi loro stessi fanno confusione con i verbi, questo non è certo il caso di Eco o Calvino. Poi un' altra cosa che trovo difficile tradurre è il tempo presente, usato molto di più in italiano, ma traducendo in inglese questo non sempre funziona.  Ho anche dei problemi a tradurre la parola uno o l'articolo un, che a volte vuole dire il numero uno e a volte l'articolo, beh...l'italiano ha molte cose buffe.

 

26) Anche l'ordine delle parole può cambiare connotazione ad una frase? come ha risolto questo problema?

 

In questo caso bisogna capire sempre qual'è l'informazione più importante in una frase e mettendola in un certo posto essa può risultare la principale. Certe volte una traduzione può funzionare meglio che nell'originale.  L'esempio che mi viene in mente è la scena tra Iago e Otello in Shakespeare nel quale si dice:

I saw Cassio wipe his beard with (versione inglese)

invece nel'opera di Verdi è molto meglio perchè dice:

"Quel fazzoletto ieri certo ne son ho visto in man di Cassio", la parola Cassio alla fine della frase fa scatenare la musica.

L'ordine delle parole è una cosa difficilissima ed importantissima ,ma sono più contento di dover tradurre dall'italiano e non dal tedesco.

 

 

27) Ho notato che Calvino fa un grandissimo uso dei due punti, che sono stati spesso sostituiti dal punto e virgola. Quali sono state le difficoltà maggiori riguardo la punteggiatura?

 

La punteggiatura italiana è assolutamente pazzesca. Una mia amica ha scritto un libro a proposito dal titolo " Ars Punctuandi " dove ha preso una pagina di Moravia e l'ha spedita a venti noti scrittori, tra cui Moravia stesso e ognuno le ha mandato indietro una versione diversa dall'altra, incluso Moravia che ha cambiato la propria punteggiatura originale. In Inglese ci sono delle regole molto più ferree, e io ho un senso molto sviluppato della punteggiatura dato il mio upbringing molto rigido dal quel punto di vista e avendo studiato molto il latino.

 

28) Ha mai pensato di aver cambiato qualcosa nel tradurre una frase, una parola ecc.? e in generale cosa si perde nel tradurre in inglese i libri di Calvino, se qualcosa si perde?

 

La cosa importante è cercare di perdere il meno possibile.  Di alcuni autori si perde molto di più che con altri, ad esempio con Gadda si perde forse 40% o 50%, le espressioni dialettali soprattutto, ma quello che rimane è talmente importante che meglio avere quel poco che resta di Gadda che non avere niente. Mentre con Calvino penso che si perda molto meno, perchè con scrittori più letterari come lui ciò che si perde non è il senso ma la poesia. A volte però si può anche acquistare: ad esempio uno scrittore mediocre nella versione tradotta può diventare migliore, non voglio fare nomi ma esistono casi così.

 

 

 

29) Il gerundio ad esempio è uno dei tempi maggiormente trasformati nelle traduzioni, soprattutto in inglese poiché il suo utilizzo è vincolato da regole molto precise. Si è trovato in difficoltà?

 

Anche in questo caso risalta fuori il mio background formatosi sotto la rigida vigilanza di suore, anche per quanto riguarda il gerundio. Io spesso uso delle costruzioni latine, es: "finita la battaglia l'esercito". Non è una costruzione molto comune in inglese mentre lo è per Umberto Eco. 

 

30) Ho analizzato in dettaglio un racconto come "Sul tappeto di foglie illuminato dalla luna" e vorrei chiederle alcune delucidazioni a riguardo? Mi parli di come ha tradotto 'sguardo' e il verbo 'volteggiare'.

 

Il sostantivo 'squardo' è una parola abbastanza comune in italiano mentre gaze è una parola con una valenza poetica e quindi molto meno usata in inglese. Ad esempio in un racconto inedito di Calvino, come è inedita la mia traduzione, vi sono molte espressioni per faccia come volto, viso, mentre in inglese esiste face; fare le boccaccie in inglese si dice make a face e quindi dopo un po' diventa un espressione ridondante.

Anche 'volteggiare' dipende se si tratta di una persona o meno, se si tratta di un essere umano allora ho usato spinning, mentre twirling comporta una cosa piccola come far girare l' anello nel dito. 

 

 

31) Secondo lei qual è stata l'influenza della letteratura Americana o l'influenza della cultura anglosassone su Calvino? Pensa che amasse l'America? Come le parlava degli Stati Uniti?

 

Veramente non abbiamo mai parlato specificatamente dell'America; ne ho parlato molto di più con la moglie, so però che tra gli autori di lingua inglese amava molto Stevenson. Con Esther Calvino parlavamo del cibo americano e so che era molto interessata a vedere Harlem. Sono a conoscenza che Calvino ha scritto negli anni Quaranta degli articoli molto anti-americani. Quando io ero a Roma già se ne parlava di questi articoli, molti dei miei amici erano comunisti ed io ero stufo di sentire il solito anti-americanismo dei comunisti dell'epoca che era molto rigido ed assurdo, ma non ne ho mai parlato con lui. Siamo stati insieme in America e penso che gli piacesse abbastanza, so che lui voleva fare le Norton Lectures a Harvard e io l'ho aiutato a renderle più leggibili. Ho lasciato anche delle costruzioni strane che nessun anglofono avrebbe mai utilizzato, ma questo era il suo modo di scrivere in inglese e l'ho rispettato.  Le nostre conversazioni vertevano soprattutto sul lavoro e sugli affari. Lui aveva infatti avuto delle disavventure con molte case editrici e so voleva anche andarsene da Harcourt, ma io lo sconsigliavo.

 

32) Di cosa si occupa adesso ? Pensa nel futuro di tradurre altre opere di autori italiani? Quali? Che altri riconoscimenti ha ricevuto?

 

Oltre che al National Award ho ricevuto il Pen Award alla carriera e due Pen per la traduzione dei libri di Eco, e poi tanti altri, ma non me li ricordo. I traduttori che hanno avuto una certa carriera sono pochi, ogni paese ha il suo e quindi i premi li vinciamo a rotazione, prima o poi toccano a tutti. Per fortuna grazie a Calvino ed ad altri sono diventato abbastanza conosciuto, un traduttore può essere il più bravo del mondo ma se non traduce opere importanti resterà sempre nell'anonimato, i premi non li avrei mai vinti se non avessi tradotto opere di autori celebri. Io adesso mi occupo di critica musicale, faccio qualche traduzione ma molto meno che in passato.

 

By Giulia Guarnieri  Monte S. Savino (Ar) 30 luglio 1993

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